giovedì 26 dicembre 2013

Cara Claudia,

dell’ultimo natale trascorso al sanatorio ricordo il senso della definitività che agiva consapevolmente in tutte le nostre azioni. Ne perdemmo in spontaneità – che poi, se ci fai caso ora, non è una qualità per cui mai brillammo. Ci avevano raggiunto altre due coppie – persone interessanti che bevevano modiche quantità di vino ma producevano fin troppe parole. Un segno dell’epoca tua: chiunque si sente in dovere di dire tutto su tutto. Eppure, la nascita di Nostro Signore avrebbe meritato parsimonia da parte di tutti. A mezzanotte brindammo alla nascita: da figli dell’Occidente, più o meno prediletti, profanavamo la storia sacra immaginando un nuovo inizio per noi. Da quella data. Cosa che poi puntualmente avvenne. Avvenne quando, interpellata all’improvviso, improvvisamente dimenticasti il mio nome. O quando, seguendo un vezzo culturale, decisi che dovevi immolarti nel nome di Claudia. Fingesti di sorridere proprio quando uno degli amici, non ricordo ora chi…, stava per buttarla in poesia. Ricordo che tentava una sterile comparazione – sia detto per inciso: dalle comparazioni non nasce mai nulla – tra Zanzotto e Celan. Lasciammo fare: nessuno dei due ha mai goduto delle nostre simpatie. Ma – dicesti – non mi sembra l’ora di mettersi a leggere poesie o filosofia. [La singolarità…definiva la filosofia e te stessa.] Pensavo che avrei abbandonato subito il sanatorio, inventandomi il solito festino fuori porta. Ma, la stessa insopportabile situazione mi fece desistere. Fu una prova di resistenza di cui alcuno beneficiò. Certo non tu.

lunedì 9 dicembre 2013

Sulla vittoria di Renzi.

Per Hegel “nel risultato è essenzialmente contenuto quello da cui esso risulta”. L’inizio è rappresentato dai “pochi” che nel 2012 si schierarono con Renzi contro un apparato stantio e a favore di un nuovo PD capace d’intercettare i sentimenti e le ragioni del nostro tempo. Ci apparve allora essere la rottamazione non tanto un giusto richiamo a un necessario ricambio generazionale quanto il naturale congedo dagli ultimi vent’anni di politica italiana. Il tentativo di riflettere sulla poca utilità e sui molti danni provocati all’Italia dall’asfittica ghigliottina berlusconismo-antiberlusconismo, di ripensare un partito che finalmente mettesse in soffitta il compromesso storico, la voglia di aprirsi al “nuovo”, costruendolo. C’è poco da fare: se il politico è chiamato a tradurre in pensiero il proprio tempo le categorie concettuali ereditate dal novecento apparivano abbondantemente scadute oltre la soglia massima di sopportazione…E questo perché le domande che innervano la comunità odierna non possono trovare risposta nel “lessico dell’antiquario”. Quest’ultimo, appunto, è materia per gli storici ma inservibile per analizzare o solo nominare la realtà nella quale viviamo. Insomma, sia detto sbrigativamente: la distruzione del passato non era allora la decisione isolata di singoli ma, giustamente, appariva ai singoli come l’unico modo per aderire alla tendenza fondamentale del nostro tempo, precondizione per provocare una salutare rottura politica…Nel risultato raggiunto ieri c’è, primariamente, l’inizio del 2012.

giovedì 21 novembre 2013

Il tentativo…

Di risolvere in prosa il detto poetico ben presto risultò infruttuoso. Allo stesso modo fissare in immagine l’evanescenza di un volto…non colto nel momento di prendere un tram a via Diocleziano. Apparve ardua impresa. Si dovrebbe aggiungere l’impossibilità di trascrivere un nome – volendo…Claudia – all’interno di un orizzonte concettuale che ne stabilisca una precisa consistenza spaziale e una certa durata temporale. Valga il poco come mancata introduzione a questi versi di Montale: E il Paradiso? Esiste un Paradiso?/ Credo di sì, signora, ma i vini dolci/ non li vuol più nessuno.

lunedì 11 novembre 2013

Oggi poi –

quasi a voler bilanciare il tuo ennesimo novembre – inizi a parlarmi dello “strutturarsi dell’immediatezza”. [Per quanti sforzi tu faccia, mostri la tua proverbiale stupidità: La struttura originaria non ammette cedimenti esistenziali.] Dai la colpa al telefono, alle interferenze, alla mia voce roca…[Chiedi: e le interferenze? Sono troppe. Anche le tue…] Non troviamo un motivo valido per sorridere di qualcosa. Ci sopportiamo il classico pezzo sul freddo incipiente e sulle mezze stagioni. Poi chiedi del tempo. Cattivo, come sempre.

Il maglione rosso...

...Lo comprai al Paese, il mio Paese. Lo rubasti perché – dicesti – tocca in qualche modo ripetere il ratto delle sabine. [Iniziavo a ridere, come allora mai più…] Dicesti che sbagliavo a leggere il Platone teoretico – mi sarebbe in eterno mancata la poesia dei dialoghi minori: Minori? Maggiori – rispondesti. [Eri fatta così. Ogni tuo giudizio era giudizio universale, teodicea necessaria, ordine prestabilito, immutabile norma che stava e sta prima di ogni cosa.] [Ero molto più giovane e molto più semplice di adesso: tentavo ribellioni senza vittime, accomodamenti con ghigliottina e tutti quei francesi…] Ricordo dei bellissimi lampadari che illuminavano a casa tua. Non mia. [Oggi ho letto un libro che ha infastidito il mio equilibrio. E, resuscitato qualcosa del mio passato…]

domenica 10 novembre 2013

[...]

Pure è stato scritto: “Mio caro passato, sei sfiorito.” Tutto accade nell’animo di un mancato eroe che a furia di scrivere “lettere non d’amore”…si nasconde tra innumerevoli introduzioni scritte da altri. [Mentre qui, tra verità e finzione si tenta di custodire parole che, pronunciate un tempo o forse mai, restituiscono direzione e tempo a quel tempo che, tra verità e finzione, s’allontana, si restringe, per poi dilatare solo i nostri occhi…] Certo, Viktor Sklovskij sarà stato, almeno nelle sue pagine e malgrado i proclami dei suoi titoli e intenzioni, un uomo sentimentale. Lo è stato sul serio. Farà dire a qualcuno: “Alja, sono assolutamente smarrito! Capisci di che si tratta; mentre ti scrivo queste lettere, scrivo anche un libro. E ciò che accade nel libro si è assolutamente confuso con ciò che accade nella vita…” Ecco: in questa confusione stiamo a confondere la logica del senso comune…

giovedì 7 novembre 2013

Al risentito di turno...

...Tocca rispondere con un laconico Pasolini d'annata: "Io so." [Ed è una vera tristezza.]